Un caso storico: il borgo di Geel

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Un caso storico: il borgo di Geel

Messaggio Da stefano24 il Dom Dic 07, 2008 11:33 pm

Questo modello ha un paradossale precedente perché tutti i sacri testi sull'affidamento familiare citano Geel. Geel è un paese vicino a Bruxelles, dove fin dal Medioevo la leggenda racconta di una santa, di nome Tinfa, figlia di un principe pagano malvagio e incestuoso. In viaggio con lei, già cristiana, il padre cercò di violentarla; lei gli si oppose e lui la uccise. Assisteva alla scena un folle — la «malattia mentale» non esisteva ancora, c'era la follia — che tutt'a un tratto, per lo choc, rinsavì. Sul luogo dov'era morta questa giovane donna costruirono in seguito una chiesa e ogni settimana folli provenienti da tutta l'Europa sfilavano in processione nella speranza di liberarsi dalla follia. Dato che non tutti ci riuscivano restavano a Geel, attendendo la settimana successiva. E per secoli, durante tutto il Medioevo e poi il Rinascimento, fino al '700, i folli trovarono ospitalità nelle case dei paesani di Geel, contadini fiamminghi.
La vicenda diventa importante nella storia della psichiatria perché nel 1814 arriva a Bruxelles Napoleone col suo esercito (pochi mesi dopo ci sarà Waterloo). Ordina che l'ospedale degli alienati di Bruxelles sia svuotato per far posto ai soldati feriti. In tre giorni (il potere di Napoleone nel decretare le chiusure era sicuramente più efficace di quanto lo sia stata la legge 180) l'ospedale venne evacuato. Rimasero dentro medici e infermieri, per curare i soldati. Ma gli alienati dovettero essere velocemente allontanati.
Di fronte al timore di vedere turbe di folli vagare per la città, qualcuno pensò: perché non li mandiamo a Gell? Detto, fatto. Circa trecento matti vennero trasferiti e affidati alle famiglie del posto. Per un po' di loro non si sa più nulla — in quel periodo l'Europa aveva altro a cui pensare —, finché nel 1821, sei anni dopo, il celebre Esquirol, allievo di Pinel, che stava inventando la psichiatria, venne mandato da Parigi a vedere quel che era accaduto in quel paesino. Ed è di un interesse estremo la sua relazione, perché quello che stava succedendo a Geel minacciava di mettere in crisi anticipata la nascente psichiatria. «C'est incroyable», ammette Esquirol, «i due terzi della popolazione sono matti ma girano liberamente per la campagna senza che gli altri ne abbiano paura». Se pensiamo che all'epoca l'«alienismo» aveva come cardine sia l'isolamento (gli alienati, si diceva, non devono interagire con gli altri se no stanno male loro e fanno star male gli altri), sia il monopolio del potere medico, possiamo immaginare la botta che si prese Esquirol, intellettuale illuminista francese messo davanti al prodigio compiuto da contadini ignoranti analfabeti. Come ne uscì? Trovò che due pazienti erano stati legati e picchiati (all'epoca i 4/5 degli alienati erano legati negli istituti, lui ne trova due su duecento...); a questo punto, «onde evitare ulteriori soprusi», disse che era necessario che a Geel si piazzasse una colonie, con un medico e alcuni infermieri, per controllare che i pazienti venissero trattati bene. Nasceva così il modello della colonie, che avrà un buon sviluppo nel secolo successivo.
Il caso di Geel viene presentato nella storia della psichiatria come primo esperimento di affidamento familiare. In realtà è un tipo di affidamento ben diverso da come lo pensiamo noi oggi: il modello della colonie è sostanzialmente la psichiatrizzazione di un villaggio agricolo per fini economici. Tale esperienza è però molto interessante perché dimostra ante litteram come i non professional possano ottenere risultati migliori dei professional e come il potere medico si difenda per paura di perdere il monopolio sulla follia.
Se andiamo a leggere la recente delibera della Regione Piemonte sugli affidamenti familiari, nell'ultimo paragrafo sta scritto più o meno così: «Occorre sperimentare. Ma, punto primo: il dipartimento di salute mentale deve organizzare i corsi per gli affidatari (l'idea è: li colonizziamo noi); punto secondo: la scelta delle famiglie va fatta dallo psichiatra responsabile del servizio». Duecento anni dopo pare ripetersi per l'affidamento familiare la paura degli psichiatri di perdere il monopolio egemonico sulla malattia mentale. Le vere difficoltà, a mio avviso, sono però altre.

stefano24
Admin

Maschile
Numero di messaggi : 153
Età : 33
Località : roma
Data d'iscrizione : 23.10.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum